Condannata l’Italia per avere leso il DIRITTO DI ESSERE NONNI

La Corte di Strasburgo da ragione a due nonni e riconosce il loro diritto di esserci nella vita della nipotina; hanno purtroppo dovuto attendere 12 anni e lunghe battaglie per VINCERE.

Purtroppo al tempo la piccola aveva solo 5 anni e oggi ne ha 17, due nonni vittoriosi, speriamo non solo una vittoria morale.

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Non è mia abitudine prendere posizione sui temi trattati, ma questo argomento mi tocca sensibilmente non condividendo i tempi della giustizia, soprattutto in questa materia; giustizia che rischia di diventare la prima fonte di ingiustizia.

Nessuno restituirà a questi nonni torinesi la felicità di vedere crescere la loro nipotina e chissà se riusciranno a ristabilire un minimo di rapporto. Ci sono voluti 12 anni e la necessità di andare a Strasburgo per fare valere il loro diritto di esserci.

I due nonni torinesi si sono rivolti alla Cedu per la violazione del loro diritto alla serenità e ai legami familiari, dopo le decisioni a loro sfavore dei tribunali italiani.
La Corte di Strasburgo, nella sentenza del 20 gennaio scorso (Manuello e Nevi c. Italia) ha riconosciuto il loro diritto al legame con la nipote, condannando l’Italia al risarcimento dei danni morali.
I due nonni paterni purtroppo non vedevano più la nipote da quando aveva cinque anni , dopo la separazione del figlio che era stato denunciato dalla moglie per sospetti abusi sessuali sulla figlioletta.
Nonostante il papà della bambina fosse stato assolto con formula piena detta triste vicenda ha di fatto precluso i rapporti della nipotina con i nonni; vi è stata una mancata partecipazione da parte dei servizi sociali e degli psicologi, incaricati dal tribunale a favorire la riconciliazione della bambina con il padre e i nonni paterni. E’ stato precluso il loro diritto poiché, nonostante il figlio fosse stato prosciolto dall’infamante accusa, il loro legame con lui era in grado di causare sofferenze alla nipote, con conseguente richiesta di sospensione delle visite perchè incompatibili con il benessere della minore.
La decisione del tribunale di Torino è stata confermata anche dalla Corte d’appello e dalla Cassazione.
Questi nonni combattenti si sono dovuti rivolgere alla Corte europea, denunciando un’aperta violazione dell’art. 8 Cedu, sia per l’eccessiva durata del processo innanzi al tribuna

le dei minori (tre anni), sia per il mancato intervento delle autorità italiane contro la condotta dei servizi sociali lesiva dei loro diritti .
Le loro istanze sono state accolte dalla Corte di Strasburgo, la quale ha imputato all’Italia la violazione del diritto dei nonni a mantenere un legame con la nipote, in quanto legame che rientra a pieno titolo tra quelli tutelati dall’art. 8 Cedu.
Per i giudici europei le autorità italiane avevano il dovere di compiere ogni sforzo e adottare le opportune cautele al fine di salvaguardare il legame familiare, evitando il disfacimento totale delle relazioni familiari, come di fatto si è verificato. E’ stato previsto a carico dell’Italia un risarcimento di € 21mila oltre interessi ed oneri di legge.
Purtroppo non esiste indennizzo che potrà colmare la sofferenza e i danni dei nonni ma anche della ragazzina che si è vista strappare ai suoi cari dai chi avrebbero dovuto volere il suo bene. Sentenza Cedu 20 Gennaio 2015
www.studiolegalesalluzzo.it

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